La fenomenologia come esercizio spirituale (0): Salvare i fenomeni, oggi

Ogni vita umana capace di veglia avanza attraverso sforzi e azioni esterne e interiori. Ma ogni azione è motivata da intenzioni o convinzioni relative all’essere, come quelle riferite a realtà del mondo circostante; ma anche relative a valori, come quelle riferite al bello o al brutto, al bene o al male, all’utile o all’inutile, eccetera. Per la maggior parte del tempo queste intenzioni sono completamente vaghe e prive di ogni evidenza della cosa stessa. Il metodo di conoscenza socratica è un metodo di chiarificazione assoluta. Socrate […] reagendo contro la scuola dei sofisti che contestavano ogni senso razionale alla vita, poneva al centro dell’interesse etico […] la contraddizione fondamentale che domina ogni vita personale vigile, quella fra l’opinione oscura e l’evidenza […]. [Platone] traspose alla conoscenza il principio socratico della giustificazione. – Husserl, Storia critica delle idee

Le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto. – Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale

I tormenti dell’assenza di chiarezza, del dubbio e della continua oscillazione io li ho conosciuti bene […]. So che si tratta di una grande cosa e addirittura di quello che c’è di più grande; so che dei grandi geni hanno fallito in questo. Io non voglio paragonarmi a loro, eppure non posso vivere senza chiarezza […]. Lotto per la mia vita. Non aspiro all’onore e alla gloria, non voglio essere ammirato, non penso agli altri né ai miei bisogni esteriori […]. Non c’è che una cosa che possa rendermi felice: la chiarezza. – Husserl, Note personali

I tre testi husserliani posti in esergo illustrano alcune idee che accompagneranno la nostra riflessione: che la fenomenologia possa essere assunta come esercizio spirituale; che la conoscenza umana abbia un fondamento etico; che la conoscenza si dia come evidenza razionale; che la vita spirituale di chi si dedica alla filosofia è ricerca della chiarezza.

La definizione del termine Fenomenologia si arricchirà dei necessari riferimenti ai saggi monografici che ne illustrano la storia e il significato attuale per gli studiosi.

C’è da dire qualcosa di importante sul nostro titolo Salvare i fenomeni, oggi.
Niente appare invano (cioè senza un fondamento nella realtà) è la formula con cui si apre la prima sezione – Esercizi introduttivi e riferimenti di base – di Ontologia del nuovo. La rivoluzione fenomenologia e la ricerca oggi (2008) di Roberta De Monticelli e Carlo Conni: «Il primo punto che questa formula vorrebbe convogliare è la tesi che la fenomenologia è stata così largamente fraintesa perché non abbiamo ancora afferrato l’intera profondità del motto di Platone σοζειν τα φαινομενα, “salvare i fenomeni”, vale a dire le cose che appaiono, lato sensu il visibile apparente del mondo quotidiano: alberi e città, persone e istituzioni, affetti e progetti, opere e promesse, imprese e doveri…
Non si tratta di guardarci indietro per ritrovare nel passato profondità perdute. In filosofia l’abbiamo fatto anche troppo a lungo. Forse è solo la nostra contemporaneità che ha conferito al motto di Platone la profondità suddetta. Sono proprio il vertiginoso sviluppo delle scienze naturali nell’ultimo secolo, e il progressivo ritrarsi della filosofia (del grosso dell’armata) dal fronte della ricerca di verità, con la ristrutturazione dell’intero universo del sapere che questo ha prodotto, a conferire profondità nuova al motto platonico. Oggi, infatti, in conseguenza di questo sviluppo e di questa ristrutturazione, esistono due pervasive forme di scetticismo relativo alle cose visibili, o più in generale al mondo della vita […].
Chiameremo queste due forme di scetticismo rispetto ai fenomeni tutti del mondo della vita relativismo culturale e materialismo riduttivo. Il primo è in effetti oggi (almeno nel mondo occidentale), se non la dominante filosofia della cultura, almeno la mentalità prevalente nelle cerchie più ampie delle persone consapevoli; mentre il secondo è in definitiva la filosofia naturale dominante, in particolare per quanto riguarda l’uomo e la sua mente. Entrambi sono forme di scetticismo relativo alle cose immediatamente date nell’orizzonte della vita quotidiana, inclusi noi stessi, le persone umane. La mentalità postmoderna tende ad accordare ben poco credito a ogni forma di cognizione immediata: in accordo con il relativismo culturale, non ci sono modi di esperienza immediata come intuizione, percezione o sentire che siano aperti al vero, che siano epidemicamente affidabili ancorché fallibili, il mondo essendo per così dire avvolto nel linguaggio, nelle culture e nelle interpretazioni. Ma, in accordo con il materialismo riduttivo, i fenomeni non sono che epi-fenomeni, le apparenze non sono che parvenze […].


[Questa Nota numero 0 costituirà sempre la soglia di una riflessione che troverà in questo inizio il riferimento obbligato, per le definizioni che conterrà e i propositi e i rinvii a tutta la conoscenza che accompagna la mia riflessione filosofica, cioè da quando ho avviato i miei studi fenomenologici con l’uscita del volumetto La fenomenologia (1965) di Carlo Sini. Questo testo sarà rimaneggiato e accresciuto nel tempo.]